marco-perducaLe aspet­ta­tive alla vigi­lia della 58esima ses­sione della Com­mis­sione sulle dro­ghe dell’Onu non erano par­ti­co­lar­mente alte, ma qual­cosa s’è mosso. Per rias­su­mere gli svi­luppi posi­tivi biso­gna citare gli Usa: «Abbiamo adot­tato poli­ti­che intel­li­genti sul cri­mine» hanno esor­dito gli Stati Uniti sot­to­li­neando come all’incarcerazione di chi con­suma sia da pre­fe­rire la cura. Un mes­sag­gio pre­ciso, anche se non total­mente cor­ri­spon­dente alla realtà delle poli­ti­che giu­di­zia­rie nazionali.

Altret­tanto chiara l’invocazione della «lati­tu­dine» cioè lo spa­zio di mano­vra all’interno delle tre Con­ven­zioni Onu sulle dro­ghe per modi­fi­care, a impe­gni inter­na­zio­nali vigenti, leggi e poli­ti­che sugli stupefacenti.

Il nuovo corso del Paese che ha inven­tato la «guerra alla droga» ha con­tri­buito a impo­stare il dibat­tito rela­tivo all’Ungass, la ses­sione spe­ciale dell’Assemblea gene­rale pre­vi­sta per il 2016.
Le nuove posi­zioni ame­ri­cane erano state pre­ce­dute dai toni inu­sual­mente con­ci­lianti dell’Incb, l’organo che con­trolla l’aderenza delle poli­ti­che nazio­nali alle Con­ven­zioni sugli stu­pe­fa­centi, e dell’Unodc, l’ufficio delle Nazioni Unite che coor­dina le cam­pa­gne di «con­trollo alla droga».

Atten­zione socio-sanitaria, depe­na­liz­za­zione, ferma con­danna dell’uso della pena di morte per reati con­nessi alle dro­ghe e «svi­luppo alter­na­tivo» per con­tra­stare le col­ture ille­cite sono diven­tate le nuove parole d’ordine. Segnali di buon senso che fino a qual­che tempo fa non ave­vano diritto di cit­ta­di­nanza all’Onu di Vienna.

Certo, nes­suno mette in dub­bio che sia arri­vato il tempo di rifor­mare le Con­ven­zioni e molti paesi con­ti­nuano a stig­ma­tiz­zare anche la sola men­zione della pos­si­bi­lità di «lega­liz­zare», ma i tempi della parola d’ordine «Un mondo senza droga, pos­siamo far­cela» con cui Pino Arlac­chi con­vocò la Ungass del 1998 son morti e sepolti.

Tutto pronto quindi per un cam­bio di passo nel 2016? Non pro­prio, e a far notare che modu­lare i toni non basta ci hanno pen­sato i latino-americani. Il mini­stro della giu­sti­zia colom­biano Yesid Reyes ha infatti denun­ciato in ple­na­ria che «la guerra alla droga non è stata vinta» e che «diventa impe­ra­tivo ideare, pro­porre e con­cor­dare, a livello glo­bale, nuovi approcci che ci per­met­tano di affron­tare il pro­blema della droga in modo più effi­cace La ridu­zione dell’offerta della cocaina non ha fun­zio­nato» ha detto Reyes, occorre quindi «esser fles­si­bili quanto il mer­cato delle sostanze». Parole chiare, salu­tate da un applauso gene­rale, anch’esse sicu­ra­mente più avanti delle poli­ti­che nazio­nali, ma che hanno messo in evi­denza un sen­tire comune del con­ti­nente suda­me­ri­cano con­fer­mato da Mes­sico, Uru­guay, Guatemala.

Altro segnale inco­rag­giante il coin­vol­gi­mento delle orga­niz­za­zioni non-governative nelle ses­sioni tema­ti­che e negli eventi orga­niz­zati a latere del dibat­tito ufficiale.

Pro­prio come in altri con­sessi dell’Onu, anche a Vienna, le Ong pos­sono tran­quil­la­mente pren­dere la parola, far cir­co­lare docu­menti e, in alcuni pas­saggi, come a pro­po­sito della pro­po­sta di proi­bire la keta­mina, gio­care un ruolo attivo per influen­zare posi­ti­va­mente i negoziati.

Il 7 mag­gio pros­simo, al Palazzo di Vetro, si terrà un dibat­tito di alto livello per con­ti­nuare la pre­pa­ra­zione della ses­sione del 2016.

A New York si affron­tano le que­stioni poli­ti­che, c’è da spe­rare che i paesi che si sono espo­sti a Vienna con­fer­mino la riso­lu­tezza mani­fe­stata e che, final­mente, l’Europa assuma la lea­der­ship di que­sto nuovo atteg­gia­mento affin­ché l’Ungass lanci un pro­cesso rifor­ma­tore che ci porti alla chiu­sura defi­ni­tiva col proibizionismo.