copertina-seconda-edizione2015-webQuesto è il sesto Libro Bianco dedicato agli effetti collaterali della legge antidroga e in particolare alle sue conseguenze penali, sulle sanzioni amministrative e nelle carceri, ma è anche il primo in cui sia possibile registrare gli effetti della clamorosa bocciatura della legge Fini-Giovanardi da parte della Consulta per incostituzionalità.

Il Libro Bianco, promosso e redatto da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe e sostenuto da un ampio numero di associazioni, gruppi e movimenti raccolti nel Cartello di Genova, anche quest’anno ha anticipato la relazione annuale del governo al Parlamento. Una relazione con luci e ombre, che segna una discontinuità con la propaganda dell’era Serpelloni, ma che sconta l’assenza di un indirizzo politico e di opzioni di fondo nella politica delle droghe.

Dobbiamo denunciare con amarezza che il Governo non ha colto l’occasione offerta dalla Corte Costituzionale e sostenuta dalla Cassazione per cambiare passo sulla politica delle droghe e così non è stato individuato un responsabile politico per il Dipartimento politiche antidroga. E’ stata nominata la dr.ssa Patrizia De Rose come responsabile tecnico amministrativo a cui riconosciamo l’impegno di smantellamento della vecchia struttura di Giovanni Serpelloni e della costruzione di momenti di confronto e di relazioni non discriminatorie sia in occasione della riunione della Commission on Narcotic Drugs delle Nazioni Unite a Vienna sia per la preparazione della Relazione e della Conferenza nazionale prevista per l’inizio del 2016.

Dopo i maldestri tentativi di far rivivere la legge punizionista da parte della ministra della Salute Lorenzin, i cui effetti perversi abbiamo potuto registrare ancora qualche settimana fa nel tentativo di rivitalizzare la determinazione ministeriale della soglia di automatica identificazione tra detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, abbiamo assistito alla paradossale decisione di nominare il senatore Giovanardi relatore del decreto legge che ratificava la cancellazione della sua legge nelle parti più ideologiche e proibizioniste. Così oggi abbiamo in vigore la resuscitata Iervolino-Vassalli che il programma del Governo Prodi del 2006 prometteva di superare e parti della Fini-Giovanardi non abrogate.

Certo alcune novità sono state introdotte soprattutto per rispondere alla situazione insostenibile del sovraffollamento delle carceri per cui l’Italia è stata condannata dalla Cedu, dall’introduzione della fattispecie autonoma per i fatti di lieve entità con una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione (però senza distinzione tra le sostanze) all’ipotesi alternativa di irrogazione della pena del lavoro di pubblica utilità. Anche la novità della messa alla prova può agevolare il non ingresso in carcere per consumatori e piccoli spacciatori e per i tossicodipendenti.

Presentiamo i numeri degli ingressi in carcere per violazione dell’art. 73, dei presenti nelle carceri al 31 dicembre 2014, delle misure alternative e delle segnalazioni alle prefetture per consumo e le relative sanzioni amministrative. Dati di fonti ufficiali e quindi confermati dalla relazione governativa. Il passaggio da 68.000 detenuti di due anni a agli attuali 54.000 non può essere dovuto solo al ricorso alla detenzione domiciliare speciale e all’aumento dei giorni di liberazione anticipata. E’ evidente il peso della differenziazione di pene per le cosiddette droghe leggere e il non ingresso in carcere per i reati del quinto comma dell’art. 73 del Dpr 309/90. Purtroppo e lo denunciamo, l’Amministrazione penitenziaria e il ministero della Giustizia non sono in grado di raccogliere e comunicare queste differenze rilevanti. La ricerca di Forum Droghe nelle carceri toscane nel 2013, condotta da Massimo Urzi e che qui pubblichiamo in appendice, ci conforta nell’attribuire un peso rilevante alla violazione della legge antidroga e in particolare ai fatti di lieve entità per il sovraffollamento carcerario ieri, e per il suo ridimensionamento oggi.

Dopo la Conferenza di Genova “Sulle orme di don Gallo”, abbiamo mantenuto fede ai contenuti del Manifesto di Genova in particolare per l’elaborazione di un testo di riforma del 309/90 a partire dal risultato del referendum del 1993 di prossima presentazione parlamentare e di una proposta di regolamentazione della produzione, della vendita e dell’acquisto di canapa già depositata alla Camera dall’on. Marisa Nicchi (AC 3229) e al Senato dal sen. Luigi Manconi (AS 2007). Per molti mesi si è riunito un gruppo di lavoro di giuristi per giungere al risultato che presentiamo alla fine del Libro Bianco. Un ringraziamento particolare va a Carlo Renoldi e a Eleonora Maresca.
In questi mesi sono accaduti fatti che meritano una segnalazione: l’assoluzione di Filippo Giunta organizzatore del festival di musica reggae a Osoppo in Friuli, dopo cinque anni assolto con formula piena dal tribunale di Udine dall’accusa di agevolazione dell’uso di canapa; la sentenza delle Sezioni Unite della cassazione sulla pena illegittima e il discorso del presidente Giorgio Santacroce all’inaugurazione dell’Anno giudiziario con l’accusa al Governo e al Parlamento di essere stati colpevolmente latitanti non rimediando a una palese ingiustizia a cui la nostra campagna a cercato di ovviare; e infine la costituzione dell’intergruppo parlamentare per la legalizzazione della canapa su impulso del sottosegretario Benedetto Della Vedova. Ed è in arrivo la decisione della Corte costituzionale sulla questione di legittimità delle misure restrittive della libertà personale e della libertà di movimento nei confronti dei consumatori che, «in relazione alle modalità od alle circostanze dell’uso» di sostanze stupefacenti, possano rappresentare un «pericolo per la sicurezza pubblica», previste dall’articolo 75bis del testo unico così come modificato dalla Fini-Giovanardi.

Il 2016 sarà un anno decisivo sul piano internazionale perché è convocata a New York nel mese di aprile una sessione straordinaria dell’assemblea generale delle Nazioni Unite sulle droghe per approfondire i cambiamenti avvenuti in molte parti del mondo, ma soprattutto in Sud America, dalla Bolivia all’Uruguay alla quale vorremmo che il nostro Paese arrivasse avendo abbandonato definitivamente la compagine repressiva degli stati proibizionisti e partecipe di un impegno europeo per la modifica delle Convenzioni internazionali. In questa prospettiva abbiamo iniziato a lavorare sin dal febbraio scorso, con il seminario internazionale di cui si può leggere il resoconto in questo libro bianco, e a questa prospettiva offriamo i contenuti di questo lavoro e i prossimi impegni in vista della Conferenza nazionale annunciata dal Governo.

Stefano Anastasia e Franco Corleone

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