leo_2013Inizia ufficialmente oggi in tutta Italia la raccolta firme sulla Legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis e dei suoi derivati. Promossa dai Radicali e dalla Associazione Luca Coscioni e sostenuta da un vasto schieramento di associazioni, da Forum Droghe ad Antigone, dalla Società della Ragione alla Cild, passando per la Coalizione per la legalizzazione, la campagna vuole portare il dibattito sulla legalizzazione della marijuana nelle piazze delle nostre città. Dichiaratamente “a sostegno dell’azione parlamentare dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis”, il testo sul quale dovranno essere raccolte almeno 50.000 firme differisce però in alcuni punti non irrilevanti da quello presentato con la prima firma di Roberto Giachetti. Le differenze sono di particolare interesse perché contribuiscono a farne una proposta più avanzata, e se vogliamo anche più libertaria e liberale, rispetto a quella dell’intergruppo. Una proposta che tiene conto del dibattito avviato nella società civile in questi mesi, e quindi anche delle proposte nate all’interno del gruppo di associazioni che si riconoscono nel Cartello di Genova.

In primo luogo, all’articolo 1, viene definita la liceità dell’uso di sostanze, ribaltando finalmente l’impianto legislativo di stampo proibizionista. Una proposta questa già contenuta nella legge di modifica del 309/90 elaborata dal gruppo di lavoro della Società della Ragione e depositata alla Camera dei deputati da Filippo Fossati. Per la coltivazione personale la competenza passa dai Monopoli all’assessorato all’Agricoltura regionale. Una modifica di competenza che è più significativa per quel che riguarda la produzione a fini commerciali: salta infatti il monopolio di Stato previsto dal testo dell’intergruppo, e viene invece introdotto un sistema di autorizzazioni, con il coinvolgimento dei Comuni per quanto riguarda la localizzazione dei locali per la vendita al dettaglio.

Per quel che riguarda il trattamento fiscale la cannabis viene assimilata ai tabacchi, e viene anche definita la destinazione delle risorse derivanti alla vendita: 10% per finanziamenti di campagne informative e per programmi terapeutici e riabilitativi ed il resto suddiviso fra attività di previdenza sociale, assistenza sociale, riduzione delle imposte e incentivi all’occupazione, finanziamenti di investimenti produttivi e infine per la riduzione del debito pubblico. Ricordiamo che stiamo parlando, secondo gli studi più recenti di una cifra compresa tra 4 e gli 8 miliardi di euro all’anno (vedi  Marco Rossi, 6° Libro Bianco sulla legge sulle droghe).

Mentre i Gasparri e i Giovanardi insistono nella caccia alle streghe, come dimostra l’esilarante interrogazione parlamentare sulla composizione della delegazione italiana ad UNGASS 2016, finalmente aperta a tutta la società civile (e non solo agli amici proibizionisti), in Italia il tema della regolamentazione legale entrerà finalmente nel dibattito pubblico, a partire dalle piazze delle nostre città. Certo pare difficile che il Parlamento che sta per licenziare le Unioni Civili in quanto “formazioni sociali specifiche” possa legiferare sulla legalizzazione della cannabis. Come del resto appare improbabile che a New York in questi giorni si possano registrare significativi cambiamenti. Ma sarà importante il dibattito nel Paese per obbligare il Parlamento a discutere una proposta seria, ragionevole e condivisa di regolamentazione legale della cannabis, così come sarà decisivo il ruolo delle Ong perché la prossima UNGASS nel 2019  sia disponibile a una rivisitazione delle politiche sulle droghe nel mondo. Una proposta su cui confrontarsi con i cittadini e sulla quale costruire consenso già dalle prossime settimane.

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