Luca MarolaMancano appena due mesi alla data, 8 novembre, in cui una parte consistente dei cittadini statunitensi, oltre che eleggere il prossimo Presidente federale, saranno chiamati alle urne per decidere se la cannabis dovrà essere legale nei rispettivi stati. Sono nove, infatti, gli stati in cui sono state depositate le firme necessarie per attivare il referendum. In cinque stati, la cui popolazione complessiva è pari al 10% della popolazione statunitense, il quesito riguarda la legalizzazione e regolamentazione della cannabis sulla scia delle esperienze di Colorado, Washington ed Oregon mentre negli altri quattro il referendum regolamenterebbe solo la produzione e la compravendita di cannabis a scopo terapeutico. Mai fino ad ora una porzione così consistente di cittadini è stata chiamata a dare il proprio consenso, o negarlo, alla cannabis legale. I risultati di queste iniziative potrebbero cambiare definitivamente il verso dell’attuale dibattito sulla cannabis con ripercussioni anche a livello globale obbligando, da una parte, il governo federale a rivedere le proprie politiche e dall’altra, dando una propulsione finora mai sperimentata al dibattito in corso in numerosi Paesi, Italia inclusa.

Questa rubrica ha l’obiettivo di seguire, settimana dopo settimana e fino a novembre, il dibattito, lo svolgersi delle campagne referendarie, i risultati ed i loro effetti nei cinque stati in cui la popolazione è chiamata ad esprimersi su referenda per la cannabis legale che da oggi inizieremo a conoscere in dettaglio.

California

fl3Dovranno decidere sulla proposta chiamata ‘Adult Use of Marijuana Act’, che consentirà a chiunque abbia compiuto il 21mo anno di età di possedere un’oncia, ossia circa 28 grammi, di marijuana. La legge inoltre consente anche di coltivare fino a sei piante per uso personale. Il quesito si pone l’obiettivo di “legalizzare la marijuana e la canapa attraverso legge statale”, “individua le agenzie statali che rilasciano le licenze e regolamentano il settore”, “impone accise del 15% sulle compravendite al dettaglio e tasse sulla produzione di infiorescenze pari a 9,25 dollari per oncia (circa 30 grammi) e 2,75 dollari per oncia per quanto riguarda il fogliame”. Essendo uno degli Stati più importanti del paese, con più di 40 milioni di abitanti, e occupando la sesta posizione nella classifica delle economie mondiali (superando persino la Francia), chi è a favore della legalizzazione confida nel fatto che, una volta approvata lì, possa verificarsi un effetto valanga che coinvolga altri Stati, con il fine di attuare misure sempre più liberalizzatrici nelle legislazioni statali e federale.

La campagna referendaria è stata promossa, tra gli altri, da Sean Parker, co-fondatore di Napster e primo presidente di Facebook, che ne ha anche finanziato la campagna pubblicitaria con 2,25 milioni di dollari. Tra gli altri promotori di quest’iniziativa per la raccolta fondi, troviamo WeedMaps, la famosa applicazione mobile per localizzare i dispensari; Drug Policy Action, il braccio operativo della Drug Policy Alliance, il cui obiettivo è mettere fine alla guerra contro le droghe; Nicholas Pritzker, erede degli hotel Hyatt, e un sacco di donatori più piccoli. I supporter della legalizzazione sono riusciti finora a raccogliere 11,5 milioni di dollari di finanziamento contro appena 186.000 dollari del fronte contrario. Ad oggi è arrivato il sostegno compatto del Partito Democratico della California, della ACLU, la principale organizzazione a difesa delle libertà civili, dell’Associazione dei medici californiani e della NAACP, la più antica ed influente associazione per i diritti civili della comunità afro americana. Gli ultimi sondaggi disponibili, del maggio scorso, danno al 60% le intenzioni di voto favorevole alla piena legalizzazione della cannabis.

La California era stata il primo stato americano a legalizzare la marijuana per uso terapeutico nel 1996. Da allora circa duecentomila pazienti hanno fatto uso della sostanza per alleviare dolori legati soprattutto a patologie croniche e neoplastiche. L’introduzione di quella legge (la Proposition 215) ha permesso l’apertura in oltre cento città della California di centri autorizzati di produzione di cannabis, centri specifici di trattamento e strutture parafarmaceutiche di distribuzione.
http://www.yeson64.org/

Maine

maineDopo un avvio di campagna burrascoso, caratterizzato dall’annullamento di decine di migliaia di firme, poi riammesse in appello, che aveva portato all’annullamento temporaneo del referendum, anche in Maine i cittadini saranno chiamati a “permettere il possesso e l’uso di marijuana attraverso una legge statale da parte dei maggiori di 21 anni e permettere la coltivazione, distribuzione e vendita di marijuana e suoi derivati soggette a regolamentazione e tassazione statali”. Gli ultimi sondaggi disponibili attestano tra il 50 ed il 54% la percentuale dei favorevoli in uno degli stati più liberal della costa est. Il Maine fu uno dei primi stati a depenalizzare la detenzione di piccole quantità di cannabis già negli anni ’70 e rese legale nel 1999 la cannabis a scopi terapeutici. Nel 2013 gli abitanti di Portland, la città più popolosa dello stato, approvarono la legalizzazione del possesso di marijuana.
https://www.regulatemaine.org/

Nevada

nevadaIl quesito referendario, se approvato, legalizza il possesso fino ad un’oncia di cannabis, la coltivazione fino a 6 piante e l’acquisto di cannabis e suoi derivati in negozi autorizzati da parte di chiunque abbia compiuto i 21 anni d’età. Qui la campagna è un po’ in sordina: la lobby del gioco d’azzardo, secondo una tradizione consolidata, osteggia la legalizzazione ed il comitato referendario ha raccolto poco più di un milione di dollari in donazioni. Molto al di sotto delle aspettative e molto al di sotto di quanto stia accadendo in California. Comunque gli ultimi sondaggi danno il fronte favorevole al 50% contro il 41% dei contrari. Si giocherà il tutto per tutto nel rush finale delle ultime settimane.
https://www.regulatemarijuanainarizona.org/

Arizona

indexIn Arizona la campagna per il SI’ alla cannabis legale è parecchio difficile. E’ uno stato che dal ’96 in avanti ha sempre espresso una maggioranza repubblicana e qui il Partito Repubblicano è sulle barricate per impedire una vittoria del sì al referendum ed inoltre, la composizione demografica dello stato, non aiuta.
A luglio di quest’anno solo il 39% dell’elettorato si è espresso in un sondaggio a favore della regolamentazione della cannabis.
http://saferarizona.com/

Massachusetts

massachusettsAnche in Massachusetts i cittadini saranno chiamati al voto per regolamentare la cannabis e troveranno sulla scheda un quesito simile a quello degli altri stati. Qui, dalle ultime rilevazioni, siamo ad un 50 – 50. Il comitato del NO è capitanato dall’attuale Governatore Charlie Baker, dal sindaco di Boston e da numerosi parlamentari. Tutto si giocherà in questi ultimi 2 mesi e dipenderà anche dalla capacità del comitato per la cannabis legale di raccogliere fondi aggiuntivi, ora fermi al mezzo milione di dollari.
https://www.regulatemassachusetts.org/

floridaAltri 4 stati saranno coinvolti nella campagna referendaria per alleggerire le legislazioni statali sulla cannabis. Florida, Arkansas, North Dakota e Oklahoma. Qui saranno sottoposte a referendum quattro proposte per rendere legale la produzione e l’accesso alla cannabis solo per uso terapeutico. Occhi puntati sulla Florida, uno degli stati più popolosi degli USA, in cui una proposta analoga nel 2014 ottenne sì il 57% dei voti favorevoli ma, a causa di una norma statale che prevede il raggiungimento di almeno il 60% dei consensi perché il quesito referendario diventi legge, allora non passò. Questa volta è molto probabile lo sfondamento del 60%: i sondaggi in questo periodo segnalano fino al 70% di consensi per la cannabis terapeutica ed il Comitato per il SI’ è molto attivo e supportato da un flusso di donazioni costante. Ad oggi sono 25 gli stati degli USA che permettono la cannabis terapeutica di cui può beneficiarne già il 60% della popolazione statunitense. Con questa tornata referendaria si potrebbe avvicinare e di molto il momento di non ritorno a favore della cannabis.