Luca MarolaI cittadini di Denver, capitale del Colorado in cui la cannabis è legale dal 2014, saranno chiamati l’8 novembre ad esprimersi anche su di un quesito referendario comunale. Mentre 9 stati americani voteranno sulla possibile legalizzazione, totale o parziale, della cannabis e gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente, a Denver si deciderà anche in merito al cosiddetto uso sociale della marijuana ossia se il consumo di cannabis potrà avvenire anche in locali pubblici come bar, ristoranti, club ed altri centri aggregativi.

Non si tratta della nascita di veri e propri Cannabis Social Club – la proposta referendaria patrocinata dalla NORML che li prevedeva è stata rigettata in quanto mancante del numero minimo di sottoscrizioni richieste – ma della realizzazione di aree di libero consumo in cui resta preclusa la possibilità di compravendita.

Uso sociale a Denver: a novembre il referendum cittadino

Pochi giorni fa, infatti, l’Ufficio Elettorale di Denver ha ammesso l’iniziativa referendaria in quanto la richiesta di referendum era supportata da un numero sufficiente di sottoscrizioni. Sono state complessivamente consegnate 4726 firme valide di cittadini che abitano nel comune e nella Contea di Denver.

L’iniziativa, lanciata del comitato Neighborhood – Supported Cannabis Consumption Pilot Program, consentirebbe a molte attività commerciali di realizzare, all’interno o all’esterno dei propri locali, aree destinate al consumo di cannabis e suoi derivati secondo la formula “bring-your-own”. Le licenze saranno annuali e rinnovabili. Sono previste inoltre particolari licenze temporanee utilizzabili per creare aree di consumo durante concerti e festival. Ne resta comunque proibita la vendita e la distribuzione da parte delle attività commerciali stesse.

Uso sociale con un occhio al turismo

Proprio perché la legge attualmente in vigore, l’A-64, non prevede nulla circa il consumo sociale di marijuana, questa iniziativa referendaria è considerata come manna dal cielo per il settore del business della cannabis ed il turismo in generale. Ad oggi, infatti, resta molto difficile per i turisti ed i numerosi visitatori dello Stato attirati dalla cannabis legale, poter consumare quanto acquistato nei negozi specializzati. Se i residenti possono tornarsene a casa ed utilizzare la cannabis acquistata, visto che per legge il consumo è attualmente permesso solo nelle residenze private, per i turisti, nelle cui stanze d’albergo così come nei parchi pubblici ne è vietato l’uso, ad oggi, è un gran problema.

Si è arrivati al paradosso di poterla acquistare liberamente senza poterla consumare legalmente né tantomeno portarsela a casa come souvenir del viaggio. Vi sono studi legali del Colorado che minacciano appelli per investire del problema addirittura la Corte Suprema a causa della disparità di trattamento tra cittadini del Colorado e cittadini degli altri stati. Forse, con l’approvazione del referendum cittadino, tale questione troverà soluzione e renderà ancora più appetibile il Colorado come meta turistica.

A fronte di un incremento medio dell’1% del turismo negli States, il Colorado ha goduto nel 2015 di un +6% e viene registrato come il 23% dei visitatori del Colorado siano stati positivamente influenzati nella scelta proprio dalla disponibilità della cannabis legale e come un 11% dei turisti abbia visitato almeno un negozio autorizzato alla vendita al dettaglio. I turisti hanno speso nel 2015 ben 98 milioni di dollari nell’acquisto di cannabis o suoi derivati, pari a circa il 17% dell’ammontare complessivo derivante dalla compravendita annuale.

Il quesito referendario non prevede, però, la formulazione di una normativa definitiva. Stabilirebbe un periodo di prova di quattro anni. Alla fine del 2020 il Consiglio Comunale di Denver potrà sopprimere la norma, renderla definitiva od apporre le correzioni necessarie.

L’intenzione dei proponenti è proseguire, nel solco del referendum vinto nel 2012, verso la strada della piena accettazione sociale della cannabis e dei suoi fruitori.