Hassan Bassi Il primo incontro con un capo di stato del neo Presidente Paolo Gentiloni è stato con Juan Manuel Santos Presidente della Colombia, che ha appena ricevuto premio Nobel per la Pace. Santos non sarà ricordato solo per esser riuscito a firmare l’accordo che ha pacificato la Colombia dopo 52 anni di guerra fra governo e Farc, ma anche per il ruolo fondamentale che ha svolto nel rilanciare il dibattito sulle droghe al livello mondiale. È proprio Juan Manuel Santos uno dei 3 Presidenti che nel 2012 hanno richiesto che venisse convocata una conferenza straordinaria dell’Onu sulle droghe che potesse portare ad un cambio di rotta nelle politiche violentemente proibizioniste dettate dalle Convenzioni Internazionali. L’assemblea generale sulle droghe Ungass si è svolto nell’aprile di quest’anno a New York, ma i risultati non sono stati quelli auspicati anche se un’aria di novità è soffiata fra le pareti di vetro, sospinta con convinzione proprio dai paesi dell’America Latina.

Juan Manuel Santos è uomo coerente e non ha perso l’occasione della premiazione con il Nobel per la Pace per ribadire quanto la guerra alla droga sia dannosa e come forse “sia la più dannosa di tutte le guerre che si stanno combattendo nel mondo oggi”. Parole forti e chiare, accompagnate da una riflessione sull’assurdità di arrestare chi coltiva marjuana quando ci sono almeno otto stati degli Usa dove la coltivazione è legale. Ci domandiamo se nel lodare l’impegno riformista del Presidente colombiano il Presidente Gentiloni abbia fatto riferimento anche alle sue posizioni sulla droga.

In Italia Ungass 2016 fu preceduto da un incontro presso il Dipartimento politiche antidroga (4 marzo 2016) tra i rappresentanti governativi ed istituzionali, e le associazioni e le ONG più rappresentative italiane che chiedevano al Governo Italiano di prendere una posizione di discontinuità rispetto alle politiche proibizionistiche internazionali. A rappresentare l’Italia a New York fu inviato il riconfermato Ministro Orlando che si espresse davanti al mondo per una proporzionalità delle pene e per una politica sulle droghe che mettesse al centro i diritti delle persone. Riferimenti minimi ma importanti. Da allora il governo ha taciuto.

Non solo si è arenata la discussione parlamentare per una legge di regolamentazione del consumo e produzione della cannabis, rafforzata da 60.000 firme di cittadini depositate alla Camera a calce di una proposta di iniziativa popolare; ma la stessa Relazione annuale sulle droghe al Parlamento è scomparsa malgrado gli obblighi di legge. Manca da troppi anni la Conferenza Nazionale e l’appuntamento promesso alle ONG post Ungass è finito nel dimenticatoio.

La figura di Juan Manuel Santos è troppo importante per non aver rammentato al Presidente e al Ministro che il dibattito sulle droghe non è argomento secondario, e che in considerazione che l’anno sta volgendo al termine il Governo è inadempiente su più fronti.