Massimiliano SfregolaLa Camera dei deputati olandese ha approvato, lo scorso 21 febbraio, un disegno di legge presentato dai liberal-progressisti del D66 che depenalizza la coltivazione di cannabis. Nel 1976 la decriminalizzazione del consumo aveva spianato la strada al celebre esperimento di tolleranza dei coffeeshop e ora, 41 anni dopo, una risicata maggioranza parlamentare ha consentito di chiudere finalmente il cerchio, regolamentando la coltivazione.

Cannabis legalizzata, quindi? No, per l’Opiumwet – la legge olandese sulle droghe – la cannabis rimane formalmente illegale. Tuttavia, se il Senato darà il via libera, il governo potrà rilasciare, tramite i comuni, delle licenze che consentiranno ad alcuni coltivatori professionisti di produrre marijuana. Il regime di tolleranza, riservato fino ad oggi ai consumatori, verrà quindi esteso anche ad alcuni coltivatori autorizzati.

Oggi la normativa olandese sulle droghe, pur considerandola una infrazione, non persegue la vendita di derivati della cannabis (fino a 5 grammi) a cittadini maggiorenni all’interno dei coffeeshop ma non disciplina la coltivazione e quindi il loro approvvigionamento (il cosiddetto back door). I coffeeshop, quindi, sono costretti per le scorte a rivolgersi al mercato nero, determinando una pericolosa contiguità con le organizzazioni criminali. L’intenzione dei proponenti della riforma è di assecondare le richieste di molti sindaci, affidando ai comuni – come già accade per i coffeeshop – il compito di monitorare la produzione di cannabis e la distribuzione nei punti vendita.

Con la legge, votata con un blitz parlamentare dai partiti di sinistra e dal VNL, una  piccola formazione populista, viene anche introdotto il principio di tassazione della marijuana e l’obbligo di implementare un protocollo che ne valuti qualità e percentuale di THC.

Nel corso degli ultimi anni le municipalità hanno esercitato un pressing enorme con il governo chiedendo di poter sperimentare la coltivazione e la distribuzione ai coffeeshop, ma l’esecutivo guidato dal liberale Mark Rutte aveva sempre bocciato ogni richiesta: le convenzioni internazionali, aveva ripetuto il ministro della giustizia, non consentono di legalizzare la coltivazione.

Cosi i liberal-progressisti del D66 sono riusciti a sfruttare l’ultima seduta parlamentare prima dello scioglimento delle camere, approfittando dell’occasione di una maggioranza di deputati favorevole. La difficile situazione nel sud del paese, dove il fenomeno degli scontri tra gang rivali per il controllo del mercato all’ingrosso ha raggiunto dimensioni preoccupanti, ha convinto i deputati a forzare la mano per l’approvazione del testo di legge e l’apertura di un canale di produzione regolamentato per togliere alla criminalità, almeno, la quota di cannabis destinata ai coffeeshop.

La norma, approvata il mese scorso in barba al Governo, rappresenta quindi un cambio di rotta rispetto alla politica recente dalle istituzioni olandesi in materia di cannabis. Dal 2012 ad oggi, infatti, l’adozione del pass per limitare i turisti nei coffeeshop dei comuni frontalieri e altri provvedimenti restrittivi, hanno messo a dura prova l’esperimento di tolleranza, senza mai intervenire sulla questione dell’approvvigionamento. L’appello dei sindaci di Amsterdam, Rotterdam e Den Haag, che da tempo chiedono di poter rilasciare licenze sperimentali per la coltivazione, era stato fino ad oggi ignorato.

Le elezioni della settimana prossima ci diranno se questa iniziativa pagherà anche in termini di voti, e se le forze democratiche olandesi sapranno tener testa all’ascesa, che pare irrefrenabile nei sondaggi, di Geert Wilders leader xenofobo del Partito olandese per la libertà.