Marco PerducaQuest’anno l’8 marzo nelle Filippine è stato festeggiato nel segno del NO alla guerra alla droga. Il Vice Presidente della Repubblica Leni Robredo e la Senatrice Risa Hontiveros hanno reso omaggio alla detenuta più famosa del paese: Leila de Lima. Arrestata il 23 febbraio 2017 con l’accusa di narco-traffico, la Senatrice De Lima, se riconosciuta colpevole, rischia da 12 anni all’ergastolo.

Da quando Rodrigo Duterte è stato proclamato Presidente della Repubblica il 30 giugno dell’anno scorso, nelle Filippine è in corso una massiccia campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della “guerra alla droga” con intimidazioni e minacce sistematiche contro chiunque avanzi critiche.

Fonti pubbliche dicono che dall’estate scorsa oltre 7000 persone, tra “spacciatori” e “drogati”, sono state uccise o trovate morte in circostanze da chiarire senza che le autorità nazionali abbiano aperto indagini ufficiali. Allo stesso tempo centinaia di migliaia di persone si sono consegnate “spontaneamente” alle autorità per paura di cadere vittime della campagna di violenza istituzionale che ha aggravato la già drammatica situazione dell’amministrazione della giustizia di quel paese e delle condizioni delle sue carceri.

Dall’inizio dell’anno la società civile filippina ha iniziato a reagire alle prepotenze presidenziali, in pochi giorni decine di manifestazioni sono state organizzate contro le violenze di Duterte tanto che il Presidente ha fatto richiamare in servizio 160mila agenti della Polizia Nazionale che a fine gennaio erano stati sospesi temporaneamente perché implicati in un enorme giro di corruzione.

Anche la Conferenza episcopale filippina – organismo rilevante in un paese in cui oltre l’80% è di confessione cattolica – si è unita nelle critiche senza però far recedere il Presidente dalle sue azioni.

Nell’agosto dell’anno scorso, Leila De Lima aveva denunciato le responsabilità istituzionali delle uccisioni di massa occorse già una decina di anni fa, a seguito di indagini indipendenti. Erano indagini svolte nella città di Davao dove Duterte era sindaco e ras indiscusso. Dall’estate del 2016 il presidente filippino ha accusato la senatrice d’aver fatto entrare droga all’interno di uno dei più grandi carceri del paese quando ella era Ministra della giustizia. La campagna diffamatoria presidenziale ha portato il Presidente del Senato a rimuovere la De Lima dalla presidenza della commissione diritti umani con l’accusa di voler “distruggere il Presidente”. Da allora gli alleati del Presidente in Parlamento hanno confermato le accuse di Duterte nei confronti della loro collega. Il 17 febbraio scorso il Dipartimento di Giustizia ha rincarato la dose accusandola di vero e proprio narco-traffico.

La settimana scorsa Radicali italiani, Non c’è pace senza giustizia e l’Associazione Luca Coscioni hanno scritto a tutti i parlamentari italiani per chiedere l’immediata liberazione della senatrice De Lima e la fine delle uccisioni di massa nelle Filippine. In questi giorni è in corso a Vienna la riunione della Commissione ONU sulle Droghe e il 16, la Fondazione DRCNet e l’Internazionale liberale e altre associazioni asiatiche illustreranno il caso filippino anche nel quadro dell’attivazione della giurisdizione della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Tra i presenti Jose Luis Martin “Chito” Guascon, Presidente Commissione sui diritti umani, Repubblica delle Filippine; Lousewies van der Laan ,ex leader degli olandesi D66; Maria Leonor “Leni” Girona Robredo, Vice Presidente delle Filippine; Alison Smith, di Non c’è Pace Senza Giustizia; Abhisit Vejjajiva Presidente dei Liberali e dei Democratici asiatici, ex primo ministro della Thailandia oltre David Borden, direttore esecutivo della DRCNet Foundation e chi scrive.