In un articolo di Susan Delacourt per il Toronto Star troviamo ricostruito il momento in cui Justin Trudeau ha deciso di intraprendere la via della legalizzazione della Cannabis in Canada.

Bisogna però tornare ancora un po’ più indietro. Siamo nell’ormai lontano gennaio 2012: Trudeau non è altro che un deputato del Partito Liberale canadese eletto nel collegio di Papineau, figlio di un ex premier. Non solo non immagina di diventare qualche anno dopo Primo Ministro canadese, ma deve ancora decidere di correre per la leadership del suo partito che sta celebrando il proprio congresso a Ottawa. Anche se in molti glielo stanno chiedendo. E’ il congresso in cui la maggioranza del Partito Liberale si esprime a favore della legalizzazione della marijuana. Ma Trudeau è fra i contrari. Per lui la strada migliore rimane la decriminalizzazione del consumo.

Ad un intervistatore dichiara allora che la marijuana “ti scollega un po’ dal mondo” e che non “fa bene alla salute”. In un’intervista di quei giorni – ancora presente su Youtube – risponde che non sa se la legalizzazione della cannabis “sia completamente coerente con la società che stiamo cercando di costruire“.

Nell’ottobre di quell’anno però sono cambiate molte cose. Trudeau ha messo da parte i tentennamenti ed ha lanciato la propria campagna per la leadership del partito, che conquisterà poi nel marzo 2013. E comincia ad avere dei dubbi sulla propria posizione sulla cannabis. Il momento esatto del cambio di rotta viene oggi fatto risalire dai consiglieri del Primo Ministro canadese ad un incontro con due attiviste di NORML, Kelly Coulter e Andrea Matrosovs. Coulter, riporta Delacourt nel suo articolo, ricorda bene quell’incontro, in cui si parlò molto anche delle esperienze personali e familiari di Trudeau con la cannabis, e ricorda soprattutto il momento in cui il giovane politico ha cambiato idea.

“I actually saw the ‘aha’ moment,”

Ed il momento “Aha…” è stato quando l’attivista antiproibizionista ha spiegato come con la sola decriminalizzazione del consumo non si sarebbe impedito alle bande e alla criminalità organizzata di continuare a vendere marijuana, anzi. “Al Capone avrebbe fatto i salti di gioia se l’alcool fosse stato solo decriminalizzato“, disse Cooultard che vide “la luce brillare negli occhi” di Trudeau. Per il politico canadese infatti questo poteva essere l’argomento cardine con il quale spuntare gli attacchi conservatori sul fatto di essere troppo morbido con i criminali ed al tempo stesso assecondare lo spirito liberale del partito che si era schierato per la legalizzazione. Questo aiutò a persuadere Trudeau che, visto il fallimento delle politiche proibizioniste, l’unica strada per rendere più sicura la vita dei canadesi ed in particolare quelli più giovani – almeno per quel che riguarda la cannabis – era la regolamentazione legale.

Nonostante questo cambio di posizione, la decisione di sposare la legalizzazione non fu resa pubblica sino al luglio del 2013, dopo la conquista della leadership liberale durante un suo tour come leader del Partito in British Columbia. Non avrebbe pagato politicamente farlo prima, visto che il suo avversario Joyce Murray era convintamente per la legalizzazione. Da allora è sempre stata declinata più o meno così la strada canadese alla cannabis legale: la legalizzazione della marijuana è il miglior modo per il governo di regolare l’uso di cannabis, rendendolo sicuro per i consumatori, per allontanarlo dai più giovani colpendo al tempo stesso coloro che guidano in stato di alterazione e ancor più pesantemente la criminalità.

Never Underestimate The Power Of A Single Face To Face

5 anni dopo quell’annuncio nel 2018 il Canada potrebbe avviare la regolamentazione legale della cannabis. Insomma, come scrive Paul Armentano di NORML, non sottovalutate mai il potere di un singolo faccia a faccia!