Il senato dell’Oregon a luglio ha approvato due leggi (HB-2355 e HB-3078), che erano già stati licenziati precedentemente dalla Camera dei Rappresentanti dello Stato USA che dal 1 luglio 2015 ha regolamentato l’uso legale di cannabis ricreativa. La governatrice Kate Brown ha firmato entrambi i provvedimenti il 16 agosto scorso.

Le norme introdotte dal primo provvedimento riclassificano come infrazione il possesso illegale di sostanze illegali nelle tabelle I (come MDMA e eroina) e II (come metamfetamina e cocaina), con la previsione di una pena massima di un anno di reclusione ovvero di una multa di $ 6.250, o entrambi. Lo spaccio di queste sostanze e il possesso di queste con l’intenzione di vendere, continuano a rimanere reati. Fino ad oggi, il possesso di droghe schedate in tabella I e II era punito, rispettivamente, con pene fino a dieci o cinque anni di carcere.

La legge ha stabilito anche “un programma educativo” per ridurre la “profilazione” da parte di agenti di polizia e funzionari”. La legislazione definisce la “profilazione” come l’individuazione di una persona sospetta – da parte di un agente di polizia – “basata esclusivamente sull’età, la razza, l’etnia, il colore, l’origine nazionale, la lingua, il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, l’affiliazione politica, la religione, lo stato di senzatetto o disabilità”.

Come sostenuto da tempo dalla Drug Policy Alliance, e come riportate più volte su Fuoriluogo, negli USA è più probabile che afroamericani e latinoamericani siano criminalizzati e incarcerati per fatti di droga, piuttosto che i bianchi, anche se i tassi di consumo e spaccio sono assolutamente paragonabili. Sul “profiling” è in corso da anni una battaglia da parte delle associazioni per i diritti civili americane. Kimberly McCullough, Direttore Legislativo  dell’Unione Americana di Libertà Civili (ACLU) dell’Oregon, ha lodato il provvedimento che promette di intervenira su una pratica che è “basata su false ipotesi, implicazioni e stereotipi generalmente accettati”.

L’altro provvedimento, chiamato Safety and Savings Act, è invece intervenuto sulla riduzione delle sanzioni per crimini di basso profilo, collegati spesso all’uso problematico di droga. Oltre alla riduzione delle pene per furti di piccola entità, sono stati anche ridotti e in alcuni casi eliminati gli automatismi rispetto alle pene minime da applicare a seconda dei precedenti penali dell’accusato. In questo modo si vuole in qualche modo limitare il circolo vizioso che vede i consumatori più problematici entrare ed uscire dalle carcerci. McCullough lo ha definito “giustizia intelligente” e una “soluzione per la riduzione del danno”. “Le eccessive condanne a causa di reati di droga e contro la proprietà”, come riporta Talking Drugs, “esacerbano le disparità razziali nel nostro sistema giudiziario, aumentano la nostra popolazione carceraria, costano ai contribuenti e danneggiano le nostre famiglie e le nostre comunità”.

[Fonte Talking Drugs]