Nei giorni in cui è in discussione alla Camera il cosiddetto stralcio “Miotto” sulla cannabis terapeutica, messo al palo anche dallo spauracchio costi paventati dalla Ragioneria Generale dello Stato, viene utile riprendere uno studio pubblicato da Health Affairs nel 2016. Due ricercatori del Department of Public Administration and Policy dell’Università della Georgia hanno infatti dimostrato che l’impatto della legalizzazione della marijuana terapeutica è positivo anche sui bilanci del servizio sanitario USA.

Ashley e David Bradford hanno analizzato i dati relativi a tutte le prescrizioni nell’ambito del programma Medicare USA dal 2010 al 2013. I ricercatori hanno preso in considerazione i farmaci ottenuti con un contributo dal sistema di assicurazione sanitaria pubblica per gli ultra 65enni (la cosiddettà “part D” del programma Medicare) ed hanno verificato come l’uso dei farmaci di cui la marijuana è una valida alternativa clinica è fortemente diminuito negli stati dove è stata implementata la regolamentazione legale della cannabis terapeutica.

La diminuzione di spesa per il programma Medicare e per i suoi iscritti è stata stimata nel 2013 in ben 165,2 milioni di dollari. La disponibilità della cannabis terapeutica quindi, come avevamo scritto qui non solo ha un effetto significativo sulla diminuzione delle prescrizioni di farmaci come gli oppioidi, ma anche un effetto positivo sulla spesa pubblica per farmaci. E’ vero che l’uso di oppioidi negli USA è molto più diffuso che da noi, ma lo studio dimostra che è tutt’altro che “scontato” l’aumento dei costi sanitari.

Chissà se il nostro Parlamento, oltre che gli studi pubblicati, saprà ascoltare le grida disperate dei malati italiani. Continua infatti la mancanza di disponibilità di medicinali a base di cannabis terapeutica nel nostro paese, con la conseguente sospensione delle terapie per i pazienti. Una situazione ormai insostenibile.