La Camera ha recentemente approvato una, pur timida, messa a regime della regolamentazione nazionale sulla cannabis terapeutica. Le associazioni che da anni sono impegnate perché si cessi l’ostracismo antiscientifico contro la pianta, si faccia ricerca sulle proprietà terapeutica della cannabis e si riconosca il diritto a curarsi con essa, hanno organizzato giovedì 30 novembre una iniziativa di sensibilizzazione dei senatori con l’obbiettivo che anche il Senato approvi tutte le norme in questo scorcio di legislatura. Alcune delle disposizioni della legge, dopo un laborioso lavoro di emendamenti e sub-emendamenti, sono state infatti inserite nel Decreto Fiscale in corso di approvazione definitiva alla Camera. Nonostante questo risulta indispensabile assicurare un quadro normativo chiaro, e uniforme per tutta Italia, che possa realmente garantire il diritto a curarsi con la cannabis e assicurare la continuità terapeutica ai pazienti.

Hanno partecipato all’incontro, pazienti, medici e farmacisti insieme alle associazioni promotrici: A Buon Diritto, Antigone, Associazione Cannabis Terapeutica, Associazione Luca Coscioni, CanapaCafè, CGIL, CILD, Forum Droghe, FP CGIL, LaPiantiamoCSC, la Società della Ragione, Legalizziamo.it, Legacoopsociali, LILA, SIRCA.

Ecco le dichiarazioni degli intervenuti e dei promotori:

Stefano Anastasia (Presidente la Società della Ragione)
“Il più che contestabile stralcio dalla proposta di legge sulla cannabis dell’intergruppo della parte sulla cannabis terapeutica è stato motivato dall’importanza di aiutare i pazienti. Risulterebbe davvero triste e ipocrita che questo Parlamento terminasse la legislatura senza aver portato in porto nemmeno queste poche norme di civiltà giuridica e libertà terapeutica”.

Hassan Bassi (Segretario Forum Droghe)
“Chiediamo che il senato approvi subito la norma sulla cannabis terapeutica, ultimo avanzo di una proposta di riforma più generale sulla cannabis che il paese si aspettava approvata in questa legislatura. L’urgenza non è solo dettata dalla scadenza di legislatura, ma dello scandalo di un diritto alla salute solo fintamente garantito a migliaia di pazienti che hanno trovato sollievo e cura nell’utilizzo della cannabis, e che ancora ad oggi sono costretti ad errare per il paese alla ricerca di farmaci prodotti ed importati in quantità insufficiente.”

Elisabetta Biavati (Paziente)
“Per noi malati è fondamentale che venga approvata perché, anche con tutte le lacune, rimane comunque una Legge e non un Decreto Ministeriale come oggi. Rappresenta per noi una maggiore tutela e la sicurezza che non ci possa venir messa in discussione la terapia che stiamo seguendo con grandi risultati a seconda della politica ministeriale sulla cannabis terapeutica. Terapia che comunque viene continuamente messa in discussione dalla difficoltà di reperire il farmaco: per questo sono necessarie da subito maggiori importazioni e quindi aprire a nuovi coltivatori anche in Italia. La possibile apertura a più patologie, a partire dalla sfera oncologica ed epilettica ed altre sindromi (come la Tourette) è la richiesta che speriamo venga al più presto ascoltata.”

Valentina Calderone (A Buon Diritto)
“Approvare finalmente una norma che disciplini l’utilizzo della cannabis terapeutica è importante per i pazienti, i loro familiari e i medici coinvolti. Ma l’impegno in questo senso dev’essere anche e soprattutto una battaglia culturale, perché dopo anni di dibattiti, studi scientifici e proposte legislative, non è più tollerabile che si metta in discussione l’assoluta necessità di una legge chiara ed efficace sul tema. I timori, i tabu e un certo proibizionismo bigotto non possono più pesare sulle vite di migliaia di malati.”

Stefano Cecconi, Giuseppe Bortone, Denise Amerini (CGIL Nazionale, FP CGIL nazionale)
“L’ultima fase della legislatura deve servire per approvare strumenti a sostegno della ricerca sulla cannabis terapeutica e della sua produzione; per assicurare il diritto di ogni persona malata a ricevere un’efficace terapia contro il dolore. La prima occasione la offre la legge di bilancio 2018. Può essere un primo passo verso la legalizzazione della cannabis, per tutelare i consumatori e contrastare il narcotraffico, come già accade in molti Paesi.”

Franco Corleone (Garante Detenuti Toscana)
“A fine ottobre il numero dei detenuti è giunto a 58.000 e la tendenza all’aumento è costante. I detenuti presenti per violazione dell’art. 73 sono più di 18.000, non sappiamo quanti per canapa ma la questione della repressione del consumo di droghe rimane fuori controllo. Il Parlamento è stato sordo non solo verso le richieste di legalizzazione ma anche verso una riforma complessiva del Dpr 309/90. Anche la riduzione del danno resta fuori dalle carceri italiane. Ora il Senato ha il dovere di approvare il testo sull’uso della canapa terapeutica che riconosce diritti ai malati di varie patologie. Questo diritto alle cure dovrà essere riconosciuto anche alle persone private della libertà personale”

Francesco Crestani (Presidente Associazione Cannabis Terapeutica)
“Era il 19 febbraio 2002, quindici anni fa, quando l’Associazione Cannabis Terapeutica, prima in Italia, presentava alla Camera la sua proposta di legge “Norme per agevolare l’utilizzo a fini terapeutici di farmaci contenenti derivati naturali e sintetici della pianta Cannabis indica”. La proposta precorreva i tempi anche a livello internazionale ed era stata sottoscritta da deputati di diversa estrazione, ma a causa della fine della legislatura non poté essere discussa. Negli anni ACT ha lavorato, spesso senza apparire e tra grosse difficoltà, pregiudizi ed incomprensioni, al fine di sensibilizzare il mondo medico e quello politico su questa possibilità terapeutica. Ora i tempi sono maturi, la cannabis è entrata in farmacia e ACT, rappresentante in Italia dell’International Association for Cannabinoid Medicine, non può che auspicare che si giunga finalmente a una legislazione chiara e uniforme, che deve avere un approccio razionale e scientifico e scevro da interpretazioni fuorvianti che sarebbero a scapito delle persone che soffrono.”

Leonardo Fiorentini (Direttore di Fuoriluogo)
“La legge sulla cannabis terapeutica ha un pregio: sancisce il diritto dei pazienti a curarsi con la cannabis, rimuovendo – almeno nella norma – lo stigma nei loro confronti. Il Senato non può far finta di niente e deve trovare il tempo per approvarla e dare maggiori certezze ai malati a chi li cura e chi fornisce loro i farmaci a base di cannabis.”

Alessandro Metz (LegacoopSociali)
“Siamo arrivati alla fine di una legislatura in cui abbiamo atteso invano una risposta alle tante questioni aperte, dalla riforma della 309 fino alla regolamentazione della cannabis, da parte della politica e del Governo. Siamo all’ultimo momento utile per sancire almeno dei paletti certi sull’utilizzo della cannabis terapeutica da parte di chi ne ha bisogno per le proprie cure. Una legge timida e insoddisfacente, ma se non passasse al Senato nemmeno questa saremmo ben oltre il danno, saremmo alla beffa.”

Andrea Oleandi (CILD – Non Me La Spacci Giusta)
“In numerosi paesi del mondo la cannabis a scopo terapeutico è una realtà ampiamente utilizzata da parte di medici e pazienti. Questo, oltre a consentire terapie meno invasive per chi soffre di patologie gravi, sta anche portando ad un aumento della ricerca scientifica che porterà certamente a nuove applicazioni mediche per la cannabis stessa. In Italia dal 2007 c’è una legge che ne garantisce l’uso ma la burocrazia, i medici poco informati, l’indisponibilità del prodotto e i prezzi eccessivi negano di fatto ai pazienti questo loro diritto. Lo stralcio Miotto – anche se carente su alcuni punti, come ad esempio l’autocoltivazione a scopo terapeutico – rappresenta senza dubbio un importante passo avanti proprio sul terreno del diritto alla cura e alla salute e, per questo, sarebbe colpevole che il Senato si facesse sfuggire l’occasione di approvarlo”

Marco Perduca (Associazione Luca Coscioni, Campagna Legalizziamo.it)
“Occorre investire in ricerca sulla pianta, partendo da quella coltivata a Firenze, in trial clinici e consentire a soggetti privati di aumentare l’offerta legale di cannabinoidi per far fronte alla crescente domanda. Infine occorre che l’Italia condivida con l’Organizzazione Mondiale della Sanità le sue esperienze nazionali di prescrizione e produzione per includere la cannabis tra le medicine riconosciute come essenziali a livello mondiale”.

Paolo Poli (Presidente Società Italiana Ricerca Cannabis)
“La Società Italiana Ricerca Cannabis (SIRCA) auspica una soluzione legislativa definitiva e univoca per le terapie con la cannabis. Una legge nazionale (o i decreti applicativi di questa) dovrà concedere alle Regioni la possibilità di contribuire alla produzione, eliminando il problema della carenza senza dover ricorrere a fonti straniere; dovrà permettere lo sviluppo di nuove preparazioni anche ad altri enti o imprese, oltre che all’Istituto Farmaceutico Militare; dovrà chiarire il problema della guida di veicoli; eliminare la lista degli “impieghi” riportati nell’allegato tecnico del decreto del Ministero della salute del 2015, che alla luce della legge Di Bella non trovano ragione. Inoltre dovrà affidare l’aggiornamento e la raccolta dei dati a chi veramente in questi anni ha usato la cannabis, l’ha prescritta e sa come il malato risponde ad essa.”

Alessandro Raudino (Presidente Cannabis Cura Sicilia Social Club)
Attraverso la mia esperienza con la malattia, che da quasi cinque anni curo con la Cannabis, ho capito quanto sia importante la collaborazione tra malati e consumatori per la vittoria di questa battaglia, per l’ottenimento di un diritto sancito dall’articolo 32 della nostra costituzione, e troppe volte calpestato dall’ignoranza e dall’indifferenza tipiche del nostro paese. Oggi il percorso burocratico per l’ottenimento di prescrizione e del prodotto è troppo lungo e dispendioso. Prendendo ad esempio i Cannabis Social Club spagnoli proponiamo la possibilità di creare associazioni di malati e consumatori di Cannabis. L’autoproduzione sconfiggerebbe i tre nemici principali di questo percorso tortuoso: le lungaggini burocratiche, i prezzi e la criminalità.”

Marco Ternelli (farmacista)
“La cannabis rappresenta un farmaco “diverso”, che agisce sul sistema endocannabinoide, a differenza della totalità degli altri farmaci. Con le diverse varietà di cannabis, ogni paziente può ottenere un farmaco personalizzato nella dose e forma farmaceutica più adatta alla specifica esigenza e patologia. La cronica e continua carenza di cannabis medica ha portato a discontinuità e interruzione delle somministrazioni nella maggior parte dei pazienti, causando la perdita parziale o (più spesso) completa, di tutti i benefici e progressi raggiunti dal paziente. Questo perché, per le peculiari caratteristiche del sistema endocannabinoide, alla ripresa della terapia bisogna ripartire con le dosi iniziali e non da dove era stata precedentemente interrotta. Tutto questo non deve succedere mai più.”

Andrea Trisciuoglio (paziente).
“Da attento osservatore radicale di tutte le battaglie anti proibizioniste nel mondo, noto che vengono sempre vinte quando i malati scendono in campo… allora eccoci! L’ho chiamata “legge stampella” perché l’ex ministro della Giustizia Flick diceva che il percorso verso la legalizzazione arrancava, richiamando le mie difficoltà di deambulazione, provocate dalla sclerosi multipla. Alcuni anni fa mi sono proposto di essere speranza proprio per chi speranza non ha più. Proprio come ricordava Marco Pannella, Spes contra spem. Io mi chiamo Andrea Trisciuoglio e oggi, 30 novembre, è Sant’Andrea… mi piace sperare che il santo mi assista…”

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    Aggiunto in data: 29 novembre 2017 15:01 Dim.: 949 KB Download: 6