E alla fine è arrivata. La temuta stretta sulla cannabis da parte dell’Attorney General USA Jeff Sessions si è abbattuta ieri come una scure a pochi giorni dall’avvio della regolamentazione legale della marijuana ricreativa in California. Il procuratore generale ha infatto annunciato la revoca del “Memorandum Cole”, l’indicazione del Dipartimento di Giustizia risalente dell’era di Obama che ha permesso agli Stati di applicare le proprie leggi sulla marijuana limitando le interferenze federali.

Maria McFarland Sánchez-MorenoQuesto è un incubo che permetterà al Dipartimento di Giustizia di Sessions di devastare gli Stati che hanno legalizzato la marijuana” ha denunciato poche ore dopo l’annuncio Maria McFarland Sánchez-Moreno, Direttore Esecutivo della Drug Policy Alliance. La stessa DPA ha lanciato una iniziativa di pressione in vista del dibattito parlamentare sul bilancio.

Sin dal 2014, grazie al cosiddetto “emendamento Rohrabacher-Blumenauer” è stato infatti impedito al Dipartimento di Giustizia di usare i propri stanziamenti per interferire negli stati dove è legale la marijuana medica. Ma il provvedimento non interessa la cannabis ricreativa, legale oggi in 8 stati USA (più il Distretto di Columbia), che erano protetti solo dal “Memorandum Cole”.

Per McFarland Sánchez-Moreno “se il Congresso non agisce ora, le imprese e i consumatori negli Stati che hanno legalizzato la marijuana saranno a rischio di molestie e persecuzioni da parte del governo federale. Non è un caso che Sessions abbia diffuso questa notizia pochi giorni dopo l’inizio delle vendite legali di marijuana in California.

Revocare il memorandum continua l’esponente della DPA – non è solo un attacco alle politiche sensate sulla marijuana, è un attacco ai diritti civili e umani. La polizia ha fatto a lungo affidamento sul sospetto di reati minori legati al possesso di marijuana per “profilare”, molestare e arrestare un numero elevato di persone, specialmente nelle comunità di colore.

La Drug Policy Alliance ha quindi lanciato un’azione urgente affichè proprio in queste settimane in cui è in discussione il Bilancio e gli stanziamenti “il Congresso freni le velleità repressive di Sessions limitando la capacità del Dipartimento di Giustizia di minare il processo decisionale degli Stati.

Le reazioni politiche non si sono fatte certo attendere, con i Democratici all’attacco di Sessions. E anche le borse non sono state a guardare con il calo generalizzato ieri dei titoli legati alla cannabis. Ora vedremo come gli USA sapranno gestire una situazione inedita, con lo scontro che da politico diventerà anche istituzionale. E con gli stessi Repubblicani che dovranno motivare a se stessi l’interferenza federale nella sovranità dei singoli stati.