Bernardo Parrella

Dal nostro corrispondente dagli USA – È scomparso sabato scorso, in un ospedale di San Francisco, Dennis Peron, motore propulsore della Proposition 215, il primo referendum Usa che nel 1996 ha sancito la marijuana terapeutica in California. Aveva 72 anni ed era affetto da cancro ai polmoni.

Originario di Long Island (New York) e reduce del Vietnam, divenne un convinto pacifista negli anni ’60, poi attivista gay e aperto sostenitore della cannabis. Era stato arrestato più volte per l’aperta attività di distribuzione “dell’erba medica” soprattutto tra la comunità gay di San Francisco, decimata dall’Aids fin dagli anni ’80. Un’epidemia che nel 1990 si portò via anche il suo partner, Jonathan West, e che lo convinse a intensificare la sua battaglia per evidenziare i benefici della pianta e per impedire la criminalizzazione dei tanti che ne facevano uso a scopo terapeutico. Ancor meglio, stimolando l’attivismo sociale a tutto tondo.

«Un uomo che ha cambiato il mondo», ha scritto l’altro giorno il fratello Jeffrey sulla sua pagina Facebook, tra le foto più caratteristiche dell’attivista e i messaggi dei tanti che in qualche modo ne erano rimasti toccati. «Mi ha salvato la vita», ha commentato più di qualcuno, riferendosi al suo costante impegno a sostegno della comunità gay e poi dei pazienti più diversi che avevano trovato sollievo solo con la cannabis medica garantitagli da Peron pur rischiando la galera.

Nel 1991 fondò il primo dispensario pubblico del Paese, il San Francisco Cannabis Buyers Club, all’epoca illegale, nel bel mezzo dell’imperante “war on drugs”. Grazie a un entusiasmo trascinante e al crescente sostegno locale (sia a livello mediatico che politico), riuscì a creare un fronte di resistenza contro la repressione in atto e prese a distribuire apertamente cannabis ai tanti malati di Aids, spostando il dibattito pubblico sulle sue proprietà terapeutiche, un’assoluta novità per il clima socio-politico di allora. Famosi i dolcetti preparati insieme a “Brownie” Mary Rathbun, che poi venivano consegnati a domicilio ai malati, in aggiunta alla miriade di eventi pubblici per informare al meglio sulla questione. Il Club, che si stima abbia fornito assistenza a circa 9.000 persone, è stato chiuso definitivamente nel 1998 dalle autorità locali. E all’indomani della vittoria referendaria, Peron contribuì direttamente all’apertura di almeno trenta Cannabis Club locali per applicare subito la volontà popolare – a partire dal primo Medical Marijuana Club legale degli Stati Uniti, come illustra a dovere questo video-documentario.

In quegli anni il suo appartamento nel cuore di San Francisco, tra la popolare Mission e il quartiere gay di Castro, era teatro di un via-vai ininterrotto di pazienti o loro amici che necessitavano della “medicina giusta” in contemporanea a riunioni affollate e interminabili per pianificare le prossime mosse. Attivismo e convivialità andavano a braccetto, il tutto assolutamente alla luce del giorno nonostante le normative proibizioniste. E trascinato dall’instancabile energia di Peron, sempre pronto lanciarsi in nuove iniziative e discuterne i dettagli con tutti gli altri – tra amichevoli battute e qualche irascibilità di troppo. Senza dimenticare le retate improvvise che di quando in quando rallentavano riunioni e distribuzione, senza mai però fermare l’onda sempre più diffusa di attivismo popolare.

Dennis PeronCon il continuo successo del medical marijuana a livello nazionale, man mano Peron ha poi preferito rimanere in disparte, andando a vivere in campagna e coltivando piante di cannabis da distribuire direttamente ai pazienti. Esprimendosi però contro l’approccio da “mega-business” che ha preso rapidamente il sopravvento, con tanto di tasse al seguito, e soprattutto contro la Proposition 19 che, nel novembre 2010, ne chiedeva la legalizzazione, ma con clausole a suo parere fin troppo restrittive (simili a quelle del Colorado e di Washington, approvate nel 2012).

Fra i tanti riconoscimenti, era stato insignito del Lifetime Achievement Award 2013 dalla rivista High Times, mentre l’anno scorso il consiglio comunale di San Francisco gli aveva conferito un certificato onorario per i suoi decenni di attivismo sul campo. Nell’occasione, uno dei consiglieri non esitò a definirlo «il padre del medical marijuana». E lunedì pomeriggio il senatore Scott Wiener ne ha ribadito il ruolo fondamentale per l’intero movimento, ricordandolo brevemente nel corso dei lavori dell’assise californiana (qui il video).

Grazie di cuore, Dennis!