A inizio 2018 un gruppo di giovani ragazzi apre in pieno centro storico il primo cannabis store della città d’acqua. È giusto specificare di quale parte della città parliamo, perché negozi simili sono aperti da anni in terraferma, uno a Marghera e uno a Marcon. Si tratta di un franchising che vende prodotti di canapa legale, fra cui semi ornamentali con nomi altisonanti come per esempio Amnesia. Il negozio si trova nel pieno della rotta che decine di migliaia di persone percorrono ogni giorno per andare dalla stazione a Rialto.

Ci mette solo quattro giorni ad accorgersi del negozio il signor Luigi Corò, Presidente del Comitato Marco Polo – A Difesa del Cittadino (CMP). Il signor Corò, da qualche anno, è l’autore di decine di esposti che hanno a che fare con “la sicurezza della città”: ha fatto chiudere una moschea, una segheria abbandonata “rifugio di sbandati di ogni genere”; ha chiesto perfino la chiusura del Drop In di Mestre. Le prime due iniziative hanno avuto successo, la terza per fortuna no. Il suo comitato ha lanciato anche un’iniziativa di videosorveglianza diffusa: volevano piantare cartelli autoprodotti nelle zone di spaccio attorno alla stazione che avrebbero autorizzato i cittadini a riprendere gli scambi fra pusher e clienti e ogni altro atto che minaccia il quieto vivere. Per fortuna qualcuno deve averlo avvisato che l’iniziativa era fuorilegge. Un giro sulla pagina Facebook di questo comitato dice molto più di tante parole (https://www.facebook.com/coroluigi/).

In fondo il CMP ha una passione per i video rubati con telefono nascosto, e così il 30 gennaio il presidente si presenta al negozio di Venezia e posta sulla pagina Facebook del Comitato la sua denuncia: il negozio vende droga, semi coi quali anche i minori possono coltivare la droga. “In Italia ogni anno si spendono milioni di euro per la lotta alla droga, e questo negozio promuove l’uso fra i giovani”.

La Polizia si presenta in forze immediatamente sul posto e dopo qualche ora di verifiche chiude il negozio (qui il video). Vendeva prodotti illegali? I semi sono fuorilegge? Assolutamente no. Il pretesto, perché di questo si tratta, è la mancanza di un rubinetto di acqua indispensabile nei negozi che vendono prodotti alimentari. Il sindaco dalla sua pagina Facebook rivendica di fatto l’operazione: “Chiuso il negozio della cannabis. A Venezia non si passa!”. Qui il post:

Fino a qua “Le forze del male”, i “Matusa” come li chiamano Elio e le Storie Tese: un pensionato moralizzatore, un gruppo di guardie che hanno forse l’ordine di chiudere a ogni costo il negozio e un sindaco che si lascia trascinare dal messaggio moralizzatore del primo.

Ma a questo punto succede qualcosa. Le pagine Facebook del Comitato Marco Polo e quella del Sindaco sono invase da commenti di ogni genere, tutti a rimproverare il moralismo e molti a confermare che è ora e tempo di legalizzare la Cannabis. Lasciamo perdere quelli sulla pagina di CMP che sono per lo più insulti e battute sulla pronuncia biascicata del presidente (che risponde minacciando querele), perché quelli sulla pagina del sindaco sono molto più interessanti, anche per l’effetto che hanno prodotto.

Siamo andati a guardare tutti i profili che commentano il post del sindaco dichiarandosi favorevoli alla legalizzazione (“è ora di legalizzarla”, “una canna non ha mai ucciso nessuno”, “sindaco stai sbagliando, non è pericolosa”) e abbiamo notato che sono tutti suoi elettori e sostenitori del centrodestra che ha portato all’elezione di Brugnaro dopo 25 anni di centrosinistra. Sono persone di età diverse, sia figli sia genitori e anche qualche nonno.

Questo dato antropologico ci dice una cosa davvero incoraggiante. Per carità, stiamo parlando di Venezia che fino a qualche anno fa era la Amsterdam del Nord Italia, la città del “Marghera sarebbe più sana, una giungla di pannocchie e marijuana”, ma questa storia segna la distanza fra il moralismo dei politici da una parte, i quali devono inseguire il consenso di una società che tradizionalmente si pensa conservatrice quando si parla di droghe, e la stessa società dall’altra che ormai accetta senza problemi che il dibattito sulla cannabis sia orientato alla sua regolamentazione. E questo succede anche a destra, è evidente. Lo stesso sindaco il giorno dopo ha dovuto rivedere la sua trionfale dichiarazione del giorno prima: “Se il negozio è regolare, riaprirà” (cosa che puntualmente è successa due giorni dopo la chiudura semplicemente eliminando dagli scaffali le caramelle). Poi però c’è ricaduto (per usare una metafora da tossicodipendenti): “Mi sorprende che le mamme del quartiere non ritengano questo negozio una minaccia per i propri figli”. Peggio di lui c’è ricaduto il presidente del CMP: “Comunque vende semi di droga e incita all’uso”, con relativo nuovo esposto. In fondo è cronica oltre che recidivante la malattia del bigottismo.

Però la reazione sociale che marca questa distanza, che prima o poi ci auguriamo qualche politico intelligente di qualsiasi schieramento dovrà recuperare, ci conforta. È perfettamente rappresentata nel video del controllo della Polizia Locale dal cliente che scosta sulla strada verso la cassa il Vigile Urbano che disperatamente cerca il pretesto per eseguire l’ordine, chissà anche lui quanto convinto della bontà della disposizione.